Rurali sotto i riflettori a Palazzo Madama

A Palazzo Madama si torna a parlare di agevolazioni alle farmacie rurali e a basso fatturato Ssn. Martedì, infatti, la commissione Bilancio ha approvato un ordine del giorno (firmatari Mandelli, D’Ambrosio Lettieri e Azzollini) che impegna il Governo a valutare un innalzamento delle soglie fissate dalla legge 662/96 al di sotto delle quali scattano le riduzioni di sconto. L’odg è stato presentato in Commissione nell’ambito dell’esame del ddl per la conversione del decreto 243/2016 sulla coesione sociale, già approvato ai primi del mese dalla Camera e da ieri all’attenzione dell’aula del Senato. «Considerata la necessità di sostenere il rilevante ruolo delle farmacie rurali, unico presidio sanitario presente in modo capillare anche nelle zone più disagiate» recita l’ordine del giorno, «si impegna il Governo a valutare l’opportunità di disporre che per le farmacie rurali le agevolazioni sullo sconto scattino con un fatturato non superiore a 450mila euro e, per le altre farmacie, la riduzione dello sconto in caso di fatturato annuo in regime di Servizio sanitario nazionale al netto dell’iva non superiore a euro 300mila».

Come si ricorderà, quello approvato martedì non è il primo ordine del giorno che si occupa del tema. Una raccomandazione dello stesso tenore venne adottata dalla commissione Industria del Senato l’anno scorso, in concomitanza con l’approvazione del ddl concorrenza. Il testo recuperava l’emendamento – stralciato dal disegno di legge – che aggiornava le soglie di fatturato agli stessi valori indicati dall’ordine del giorno dell’altro ieri, impegnando l’esecutivo a recuperarlo nella Legge di Bilancio di fine anno.

Ma di rurali parla anche un altro provvedimento partorito nei giorni scorsi dai gruppi di Palazzo Madama. Si tratta del ddl presentato dal senatore Vittorio Fravezzi, vicepresidente vicario del gruppo Autonomie (Svp, Uv, Patt, Upt)-Psi-Maie: in un solo articolo, il disegno di legge propone l’abrogazione dell’indennità di residenza per le farmacie rurali (così come disciplinata dall’articolo 115 del Tuls e dalle leggi 221/68 e 40/73) perché «anacronistica» a tal punto da essere «percepita come un balzello a carico dello Stato e degli enti locali». Contro tali considerazioni è intervenuto ieri il senatore di CoR Luigi d’Ambrosio Lettieri, vicepresidente della Fofi, che in una lettera aperta ha ricordato come le farmacie rurali abbiano sempre rappresentato «un elemento di equità nell’accesso all’assistenza e alle cure» in una contingenza caratterizzata dalla costante erosione dei fatturati «motivi che vanno dall’avvento del farmaco generico alla riserva dei medicinali innovativi all’ospedale, al progressivo arretramento dello Stato nel finanziamento del Fsn». 

Fonte: Federfarma.it

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